Essere "gnàro"

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Quando c'immergiamo nella natura la nostra vita si sviluppa maggiormente nella sua dimensione spirituale. A contatto con questi silenzi si scopre d’essere atomo, di vivere continuamente faccia a faccia, cuore a cuore con qualcosa di più grande.

Dialogando con i linguaggi muti della Natura possiamo sentirci in pace con noi stessi e con gli altri più intensamente. Qui la nostra mente può aprirsi, ricevere riflessioni essenziali, impulsi più nobili.
Da tre anni, in un Rifugio a due passi dalla città, ci si cura degli individui in quanto persone, della loro sensibilità, della loro voglia di camminare in compagnia, salendo più in alto, oltre la Valle di Mompiano.
Passo dopo passo, l’attenzione si rivolge ad una comunità cittadina che percepisce il bisogno di crescere in armonia con la terra, con acqua limpida, l’aria pulita, le creature che sanno amarsi.
Si tratta di un’esperienza spirituale fra diversi. A volte assai diversi.
Tuttavia in questi boschi la Pace è sentita come il bene supremo e la Nonviolenza l’unico metodo efficace per stabilire relazioni fra chi non sempre è capace di concordia.
Da queste parti pochi sono pervasi dalla bramosia di possedere i frutti della terra. Forse perché  siamo in molti ad osservare i recinti della loro incapacità a condividere.
Per questo è anche un’esperienza politica. Di quella politica che si occupa principalmente degli esseri viventi e non delle cose, del loro sentire e non del loro possedere.
È un esperimento di tutela che ha l’ambizione di portare i beni ambientali in dono alle future generazioni attraverso azioni dirette, autogestite e realizzate dal basso.
Incontrasi su questi sentieri rende più difficile evitarsi, obbliga quasi allo scambio.
Essere consapevole di appartenere ad un tutt’uno ben più grande, c'invita ad essere umili, predispone a sentirsi piccoli e nel contempo indispensabili ad un Creato che si può solo amare.
Qualcuno qui incontra Dio, altri No. In ogni caso né gli uni né gli altri possono permettersi il lusso di offrirsi estranei.
Sembra che “gnàro” esprima proprio il contrario della parola ignaro.
Pare che “gnarus” in latino significhi “colui che sa narrare e che conosce in un particolare modo”.
Noi continuiamo ad essere gnàri. Proprio come quegli anziani che, con entusiasmo da bambino, ci raccontano le verità della Natura vivente.

Gianluigi Fondra

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