Lo stadio e l’inquinamento a Mompiano

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La signora Chiara Ghidelli, in una lettera al Direttore sull’inquinamento dell’aria sul Giornale di Brescia, collega questa innegabile criticità con lo stadio di Mompiano. Premetto che Arpa Lombardia, a seguito di numerosi studi, attribuisce agli andamenti meteorologici stagionali un 65% delle Pm10 che si formano in atmosfera per reazione chimica (Pm10 secondario), mentre alle attività umane è imputabile il restante 45% (Pm10 primario).
Nel Comune di Brescia quest’ultima quota è imputabile per il 36% al traffico. Il resto è dovuto al riscaldamento, alle industrie e a otto cause di minor entità. Sul sito dell’Osservatorio Aria Bene Comune i dettagli. Non ripeterò dell’ordinanza natalizia sottoscritta da oltre 30 comuni. Riguardo alle centraline di via Triumplina è sempre Arpa a decidere la collocazione e il numero; non per occultare la qualità dell’aria, ma perché reputa sufficienti le attuali rilevazioni.
Rammento che, da quando si sono conclusi i lavori della metropolitana, il parcheggio fra il cimitero e lo stadio è sempre disponibile gratuitamente, tuttavia spesso è sotto utilizzato sia per le non eccelse stagioni calcistiche, sia per l’incivile abitudine di parcheggiare in vie limitrofe con l’intento di «risparmiare» qualche minuto nei deflussi. Una soluzione definitiva è ipotizzata nel nuovo Pgt appena approvato, cioè la costruzione di un nuovo stadio da

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Ofelér fa l to mestér

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Non che mi aspettassi qualcosa di diverso nell'esprimere la mia opinione in FB per l'impietoso bacio finto fra due consigliere comunali. Era prevedibile essere catalogato come clericale, baciapile, ultimo giapponese, tremebondo predicatore di sermoni...
Tuttavia il commento più azzeccato è stato quello di Luciano Pedrazzani, amico di lunga data per aver condiviso con me l'esperienza scout all'oratorio della Pace che ha postato serafico e tagliente un: "ofelér fa l to mestér".
Credo volesse dire che da assessore all'ambiente era meglio se tacessi piuttosto che intervenire su una materia non inerente alla mia delega.
Peccato che - come era prevedibile - norme alla mano, un amministratore locale non ha competenza nel riconoscere nuovi status giuridici.
Peccato che - come era prevedibile - nello scontro fra i kohen difensori della famiglia utratradizionalista e le Giovanne d'arco della laicità nostrana abbia prevalso il rinvio scontato di chi non ha titolo a decidere.

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Nuovi significati nell’uso dei colori globalizzati

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indice della tesi di Gianluigi Fondra

Introduzione
Cultura e significato cognitivo del colore
1.1 Il colore nell’antichità come simbolo percepito
1.2 Mutamenti antropologico-culturali e significato del colore
1.3 I cromonimi negli usi simbolici e figurati della lingua
Fisica e metafisica del colore, dalla chimica al digitale
2.1 Alla ricerca di una teoria dei colori da Goethe a Itten
2.2 Dal dagherrotipo al colore nella fotografia e nel cinema
2.3 La codificazione globalizzata del colore, dal RAL al pixel
Nuove percezioni del colore e linguaggi globalizzati
3.1 Il colore deterritorializzato e dematerializzato
3.2 Una percezione cromatica orfana d’identità?
3.3 Il colore virtuale come esperienza ancestrale?
Appendice iconografica
Bibliografia, Fonti iconografiche

Il 2 luglio presso l'Università di Ferrara ho conseguito una laurea in "Comunicazione Pubblica della Cultura e delle Arti

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Relatore: il prof. Giuseppe SCANDURRA
Presidente: prof. Daniele SERAGNOLI
Commissione: prof. Matteo Provasi, prof. Andrea Baravelli, prof.ssa Serena Querzoli

La discussione della tesi è partita da questa affermazione:

Il rosso è considerato il colore originario, apicale,
il rosso è il primo colore dell’arcobaleno,
il rosso è il primo colore percepito dai neonati,
il rosso è la prima esperienza cognitiva dell’uomo che si fa uomo.

«Nuovi significati nell’uso dei colori globalizzati»
Il colore è il primo codice di comunicazione nelle esperienze sul campo etnografico. È il primo formulario nella comunicazione dei significati, prima ancora della parola, prima ancora dei testi scritti. I colori sono l’idioma che la natura vivente ci comunica obbligandoci a comprendere ciò che dice e, se è pur vero che la percezione cromatica avviene all’interno del complesso apparato visivo, la sua lettura è prevalentemente mentale, immaginifica, simbolica.
Per millenni la vita dell’uomo è stata regolata dall’alternarsi della luce al buio portando con se l’impossibilità di vedere e, conseguentemente, un immobilismo forzato, una pausa quotidiana obbligata priva delle suggestioni governate dal raziocinio della mente. 

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