25 aprile 2016 al Poligono di Mompiano, il mio discorso a nome dell'Amministrazione

DISCORSO DI GIANLUIGI FONDRA
25 aprile 2016 - Poligono di Mompiano

A nome del Sindaco e della Giunta e dei Presidenti dei Consigli di Quartiere della zona nord desidero rivolgere un doveroso omaggio ai caduti ai quali, più che tante parole, va anzitutto la nostra riconoscenza.
In questo luogo di memoria penso ad Astolfo Lunardi ed Ermanno Margheriti. Penso a Giuseppe Boccacci con la moglie Emilia Ceretti e la figlia appena diciassettenne Lidia Boccacci. Penso alla loro zia, Teresa Gnutti, e ai giovanissimi Gianfranco Omassi, Leonardo Pini e Ugo Zagato.
È bene non dimenticare, come facciamo ogni anno in questo Poligono, che il 25 aprile del 1945 rinacque la democrazia parlamentare in Italia.
Rinacque la partecipazione della gente, del popolo vero.
Rinacque la Libertà contro la schiavitù.
La Resistenza iniziò l’8 settembre 1943 e fu preceduta da una lunga stagione di opposizione al fascismo che ha avuto le sue vittime, i suoi martiri.
L’8 settembre fu uno spartiacque perché da quel momento si rinnovò la vita civile italiana.
In questa parte d’Italia, occupata dai tedeschi, per le persone che si facevano sempre più consapevoli la priorità fu chiara a tutti:
Fuori i nazifascisti dall’Italia!

Tutti i cittadini, cattolici, comunisti, socialisti, liberali o anarchici, si diedero questo obiettivo prioritario.
La Resistenza ovunque fu connotata da profonde e condivise istanze etiche e religiose.
La Resistenza fu per tutti quelli che vi parteciparono, qualunque fosse il loro pensiero e la loro ispirazione, una rivolta morale che unì per dignità e non per odio” .
Ribelli per amore, come li definì Teresio Olivelli.
“Ribelli così ci chiamano, così siamo, così ci vogliamo.
Siamo ribelli contro il putridume in cui è immersa l’Italia asservita e sgovernata...
Siamo ribelli contro la massa pecorile pronta a tutto servire, contro l’affarismo profittatore contro la verità d’altoparlante”.
In queste parole ci sta la convinzione che ogni cittadino è chiamato ad esprimersi, a contribuire alle decisioni che riguardano tutti, a vivere una cittadinanza attiva.
In autunno saremo chiamati ad esprimerci con un referendum confermativo per innovare la Costituzione.
L’auspicio è che questo avvenga in un clima di leale confronto.  Le riforme costituzionali richiedono una convergenza politica non basata sulle proprie convenienze ma sul bene di tutti. Richiedono che tutti si esprimano.
Comunque la si pensi è proprio dalla Resistenza che nasce la nostra Costituzione che, all’articolo 2, recita:
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
In questo articolo si concentrano i principi che devono caratterizzare una Nazione libera e democratica:
Una comunità di uomini e donne che perseguono “Il bene comune” che non è un sentimento di compassione o un gesto di benevolenza, ma è il bene di tutti e di ciascuno.
Con la Resistenza si è scritto indelebilmente  anche l’articolo 11 della Costituzione.
“L’Italia  ripudia  la  guerra  come  strumento  di  offesa  della  libertà  degli  altri  popoli  e  come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.  
Questi valori indicati dalla Resistenza sono ancora quelli indispensabili per affrontare le emergenze di enormi migrazioni di persone che - a rischio della propria vita - attraversano il mare, percorrono miglia di chilometri in cerca di ospitalità con l’unico scopo di spravvivere
Siamo alle soglie di un’epoca in cui forme di manipolazione e di autoritarismo insidiano l’intera umanità.
Umanità che potrebbe essere schiacciata in una uniformità di miseria morale e civile analoga a quella imposta dal nazifascismo.
Lager e barriere di filo spinato, muri ai confini, furono l’orrendo simbolo della dominazione del Nazifascismo.
Custodire gli ideali della Resistenza significa ancor’oggi opporsi ai mostri che generano quel sonno della ragione.
Essere nuovi Resistenti, come lo furono i nostri nonni e i nostri genitori, ci obbliga a costruire una Nazione nella “convivialità delle differenze”.
Convivialità che non significa coesistenza mettendo tra parentesi i soprusi o facendo finta che non esistano.
Differenze che appartengono allle linee fondamentali della pace.
La pace non è una semplice assenza di guerra. Non basta. La pace consiste nell’essere seduti tutti alla stessa tavola dei diritti fondamentali. In una parola diritti inalienabili!
Significa che oltre che a nutrirsi di essi, si possa dialogare, scambiarsi le espressioni festose dell’amicizia accogliente.
Aggiungere una sedia in più per l’ospite che arriva all’improvviso, significa costruire la propria e altrui sicurezza. Il proprio benessere, il proprio futuro.
Praticare la convivialità significa fare delle differenze un valore.
E questo fa capire che la Pace accetta, non omologa, non unifora, non manipola le culture degli altri, non annulla il prossimo, ma lo esalta e lo accoglie come opportunità.
Con la Pace si costruisce il Bene Comune, cioè il Bene di tutti e il Bene di ognuno.
Vivere l’uno per l’altro significa vivere costruire quotidianamente una Nazione più libera proprio come i Resistenti, i Ribelli per amore, i Nonviolenti di allora ci hanno insegnato.
Ora vi chiedo di ripetere inseme a me pre tre volte:
Mai più guerrà! Mai più guerrà! Mai più guerrà!
Grazie.
Buon 25 Aprile per tutti i giorni dell’anno.

Poligono di Mompiano, Brescia, 25 aprile 2016
Gianluigi Fondra, Assessore all'Ambiente

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