Riflettere sul PGT per ridare un'anima alle aree urbane

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Mercoledì 5 agosto 2015 è comparso sul Corriere della Sera questo scritto di Sandro Belli, uno dello staff dei Saggi del sindaco Del Bono dove, a diversità di qualcuno, quanto ho dichiarato in una intervista sul PGT viene recepito come contributo "onesto e ragionevole"...

 

Riflettere sul PGT per ridare un'anima alle aree urbane
di Sandro Belli

Una riflessione attenta e non frettolosa sul nuovo Piano del Territorio va fatta da chi ha a cuore la città. Una riflessione libera, non legata a vincoli o costrizione di parte,utile anche se spesso non supportata da complesse cognizioni tecnico-urbanistiche. Ci provo.
Un criterio che spesso si vede applicato in città della dimensione di Brescia è la suddivisione in aree fra loro diverse per struttura e vocazione, suddivisione che fornisce una forte identità alle varie zone e costituisce per i cittadini una facile e comoda lettura del proprio territorio. Come scrivevo in Convivio Bresciano « ...ciò che crea vivacità e interesse è disporre di aree definite, ciascuna omogenea nella sua destinazione prevalente e nelle sue funzioni caratteristiche. Un´area commerciale, una sportiva, una artigianale, una archeologica, una logistica...».
Confesso che, sfogliando il Pgt,ovunque trovo la presenza di questo criterio generale,mi par di vedere che tutto «fili liscio», che il disegno strategico e urbanistico della città assuma un assetto positivo e comprensibile. Per contro vedo che alcune critiche o osservazioni che si leggono nei giornali nascono proprio dalla assenza di questo indirizzo.
Questo mi sembra il caso delle critiche oneste e ragionevoli dell´assessore Gianluigi Fondra che, ad esempio, sul tema degli impianti sportivi non condivide di realizzare una nuova pista di atletica (essendocene già tre ) e sollecita invece un potenziamento del Calvesi.

Ottimo: realizzare un accorpamento di funzioni e definire una chiara identità di zona, inserita nella macroarea del comparto sud ovest, potrebbe divenire il primo passo per lo sviluppo di una grande area dedicata a sport all´aperto e in parte al chiuso, con idonee adiacenze e collegamenti.
Anche la preoccupazione di Fondra di non lasciar solo, isolato, il futuro Musil nel vasto comparto Milano, pare avere in fondo la stessa logica. A tutta la vasta area va data una nuova identità che non può che trovarsi nella sua riconnessione alla vita produttiva della città, organizzandosi come piattaforma logistica, industriale e artigianale connessa al flusso provinciale e regionale.
Tutto il cosiddetto «quadrante sud ovest» per la sua collocazione strategica fra autostrade, tangenziali e ferrovia è destinato ad essere la porta di ingresso di Brescia, segno preciso ed operativo della sua capacità di lavorare, di produrre e di distribuire, dotato di servizi e di spazi per attrarre insediamenti produttivi coordinati. Ottimo mi pare il proponimento di inserire l´eliporto gestito dalla Azienda regionale Emergenza Urgenza, sinergico con i servizi previsti e favorito dagli snodi viari necessari nel territorio.
Definite la funzione e l´identità di questa macroarea, divisa in due diverse funzioni (una sportiva e l´altra produttiva- logistica) passo, sull´onda della raccomandazione di Maurizio Pegrari («un po´ di utopia fa bene alla città... vorremmo che il nuovo Pgt immaginasse una Brescia ideale che nel contempo sia misura del reale nella quale venga valorizzata la coscienza civica») ad un altro tema.
Un piano per la città è anche e sopratutto una grande proposta per far viver bene più gente possibile, per soddisfare esigenze e aspirazioni profondamente umane. È per ciò che ribadisco che Brescia ha bisogno di una forte presenza giovanile, di studenti d´ogni parte del mondo che portino culture e conoscenze diverse, che contribuiscano a immettere la nostra gioventù in ambiti internazionali.
Non solo un Campus universitario mi pare indispensabile, ma una città pronta all´accoglienza e all´incontro con culture stimolanti e con diverse spiritualità.
Oltre a strade e centri commerciali, a campi sportivi e palazzi, mi piacerebbe che il Piano accennasse ad altro, ad esempio: spazi di preghiera per il popolo Sikh; migliaia di persone prevalentemente del Punjab, che, con i loro riti religiosi, i loro variopinti costumi, il loro amore per la natura e per gli animali e il loro monoteismo non violento hanno molto da dare.
Da loro impareremmo che «la Terra non ci appartiene, ma noi apparteniamo alla Terra» e forse potrebbero creare quel giusto e libero contrappeso alla presenza insistente dell´Islam. Penserei a dotare le associazioni culturali e musicali di una sede, ancorché modesta, in qualche edificio pubblico, in cambio di qualche intervento a vantaggio del decoro cittadino e della programmazione artistica.
Darei un´anima alle piazze, fornendo a ciascuna una personalità prevalente, che susciti rispetto e affezione.Forse cercherei un´anima nuova e una prospettiva di lungo periodo a tutto il Pgt.

Sandro Belli

Corriere della Sera – Brescia – Mercoledì 5 agosto 2015

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