L’ambiente chiede una responsabilità che impegna tutti

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di Carmine Trecroci Legambiente Brescia

Pochi giorni fa, in un incontro pubblico a Vobarno sul sistema di raccolta dei rifiuti. L’intervento principale della serata, molto partecipata, è quello di Ezio Orzes, assessore del Comune di Ponte nelle Alpi (Bl), esperienza luminosa di «Comune riciclone». Per tutta la serata in sala risuona una parola a mio avviso preziosa e sempre più moderna nel rapporto tra cittadini e istituzioni, non solo sui temi ambientali: responsabilità. Basta riflettere un poco e ci si rende conto che c’è

un’interessante corrispondenza tra domanda e offerta di responsabilità.
I comitati e le associazioni ambientaliste conducono spesso le proprie iniziative rivendicando o contestando decisioni da parte delle istituzioni pubbliche: non autorizzare quella discarica, bonificare quel sito contaminato, regolamentare o vietare altre attività, ecc.
Giusto, anzi, più che necessario in primis domandare e verificare che chi governa il territorio o regolamenta lo sfruttamento delle sue risorse lo faccia applicando rigorosamente principi e norme di precauzione e sostenibilità. Cioè di responsabilità. Il sonno e la miopia, spesso interessati, della politica nazionale e locale hanno generato i mostri del degrado ambientale con cui ci confrontiamo ogni giorno. Tuttavia, ridurre le criticità ambientali solo al problema di amministratori cattivi o peggio ancora ispirati dal malaffare, è semplicistico per diverse ragioni, tutte legate alla responsabilità che come cittadini esercitiamo verso la collettività.
Innanzitutto, c’è un rapporto elettori-eletti-amministrazione che chiama a responsabilità non lievi anche chi gode del diritto di voto e decide di esercitarlo con superficialità.
Quanti di noi seguono da vicino le scelte amministrative del quartiere o della città?
Quanti politici o amministratori locali continuano a occupare gli scranni del potere nonostante credenziali dubbie? Quante volte c’è voluta l’azione della magistratura per allontanare dalla stanza dei bottoni personaggi la cui incompetenza e incapacità di perseguire il bene comune si riconoscevano lontano un miglio? Cittadini disinteressati o elettori superficiali uguale politici incapaci.
Ma c’è un piano ancora più importante, se possibile, in questa corrispondenza delle responsabilità. Le nostre azioni e scelte di vita quotidiana hanno riflessi diretti o indiretti sugli altri e sul mondo.
Muoversi in auto, a piedi, in bici o con mezzi collettivi? A casa, efficienza energetica o spreco?
Intelligente raccolta differenziata o tutto nel sacco nero? È ora di aprire gli occhi: l’energia che consumiamo, i rifiuti e le emissioni che produciamo incidono sul nostro conto in banca, su quello degli altri e sull’ambiente in cui viviamo. I nostri stili di vita sono il motore dei consumi, degli investimenti e quindi dell’impronta ecologica dell’intero sistema produttivo. Cambiamenti significativi nei comportamenti individuali hanno implicazioni palpabili, quando non fatali, dal quartiere al pianeta, come nel caso dei cambiamenti climatici.
Sopravvivenza e vitalità della polis oggi dipendono da quanto responsabile sia la condotta che pretendiamo dalle istituzioni, e da quanto consapevoli siamo come cittadini, consumatori, utenti. L’indifferenza è oggi più che mai irresponsabile.

Articolo pubblicato dal Giornale di Brescia il 18/11/2014

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