Le prime cento ore di una spillina

Condividi questo articolo
FaceBook  Twitter  

«Pronto… Ciao Mimmo, mi serve la nostra spillina...»

Ho sempre pensato che se mai fossi diventato consigliere comunale avrei esercitato questa responsabilità nel segno della nonviolenza. Molti pensano che questo si traduca in supina accettazione di schiaffi e derisione. In Italia non è così a partire da Aldo Capitini che inventando questa spilla ci ha donato un’icona che contraddistingue

dei cocciuti testimoni di un metodo - credo l'unico - dalla forza invincibile. Per questo l'ho appuntata al bavero il giorno della presentazione della giunta. Un segno tutto mio, senza ostentazione. Poi critiche aspre mi hanno messo alla prova sin dalle prime ore. Un momento difficile, ma è importante registrare che  chi ha contestato l'opportunità della mia nomina ha provocato una diffusa manifestazione di stima nei miei confronti.
La "spilla" ha fatto subito il suo dovere. Ora voglio incontrare al più presto chi si aspettava un altro assessore all'Ambiente perché dalle critiche son certo trarrò contributi utili.
Con il consenso di Mimmo pubblico una lettera apparsa su un quotidiano dove non tanto si vuol difendere la mia persona, quanto affermare che il metodo nonviolento è nucleo e sostanza della democrazia. Per noi due tutto ciò è comproprietà indelebile. I nonviolenti son fatti così. Non hanno remore nel fare un uso alternativo dei muscoli.

da Bresciaoggi del 2 luglio 2013:

Di solito 100 giorni si concedono a chiunque. Al nuovo assessore all'ambiente del Comune di Brescia nemmeno 100 ore, nemmeno il tempo di avere una scrivania, visionare il primo fascicolo. Incomprensibili e durissime le critiche (personali). Più infide ancora, se possibile, proprio quando sottolineavano il piano indubitabilmente "limpido" della storia personale.
Motivi: inadatto, inesperto, senza competenze specifiche tecniche e professionali. Sostituto (all'unanimità): Giulio Sesana, dirigente ARPA, prossimo pensionato. Che dire: strano paese. Appena usciti da un disastroso, contraddittorio, sciatto e meschino governo dei tecnici - dei professori addirittura - quale ricetta migliore per risolvere le grandi questioni che abbiamo davanti? Tecnici, ancora tecnici.
Domando: partiamo dall'inizio. Diciamo allora che per essere candidati, per legge, siano indispensabili competenze e titoli su qualche cosa? Così almeno la "selezione" la facciamo in partenza.
Ma, domando ancora: perché l'attacco solo all'assessore all'ambiente? Le "competenze" e i "titoli" degli altri assessori, sindaco compreso (secondo questo singolare punto di vista) quali altri - così più importanti del nostro - numeri e pesi hanno al curricolo? Di più. Questi critici scattanti e fulminei quali altri candidati presentatisi alle elezioni, quale altra lista, avrebbero visti così ben "dotati" di cotanti attributi? (Posto che per costoro l'elezione di qualcuno abbia ancora un qualche significato...)
E poi, quali sarebbero le competenze, i titoli, l'esperienza necessaria perchè un politico possa fare questo piuttosto che quello. Sarebbe interessante ce lo spiegassero loro, i signori del lampo e del tuono. Oppure, "Tecnicizziamocittutti", crozzianamente.
Tanti anni fa, a Brescia, un avvocato fu nominato assessore all'urbanistica. Come la storia degli ultimi decenni ci ha insegnato un avvocato assessore, sindaco, ministro o presidente può fare, purtroppo, l'inimmaginabile. Ebbene quell'avvocato, di certo esperto sui meccanismi della rendita fondiaria ma non di più sulle questioni urbanistiche e abitative, decise che urgeva un cambiamento. Non fece tutto da solo, tutt'altro. A un certo punto chiamò accanto a sé due architetti. Uno ridisegnò la città nuova, l'altro mise in moto la rinascita del centro storico.
Di più. Assieme avviarono una sorta di rivoluzione della struttura tecnica modificandone radicalmente abitudini e schemi consolidati da decenni. Giovanissimi e inesperti laureati e neodiplomati affiancarono geometri, ingegneri e architetti con specifiche competenze in un'unica squadra dove lo scambio e il travaso di esperienze multidisciplinari aveva come unico confine l'umana saturazione per tanto entusiasmo applicato e conoscitivo.
L'avvocato si chiamava Luigi Bazoli. Gli architetti erano Leonardo Benevolo e Giorgio Lombardi.
Come diceva Woody Allen, "se uno deve ispirarsi ad un modello è meglio puntare il più in alto possibile…". Non so a chi vorrà ispirarsi la nuova giunta. Di certo l'idea che per essere buoni governanti occorra essere esperti curricolati o "tecnici" più o meno abilitati su ciò di cui si opera è tanto sciatta, bislacca e risibile da non meritare commenti ulteriori.

"Si può dire che tre qualità sono soprattutto decisive per l’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza..."
Max Weber, Hannah Arendt, pensatori raffinati che avete aperto porte alla migliore cultura politica dell'occidente, che la terra vi sia lieve. 

Mimmo Cortese

 

 

 

Commenti   

 
#1 Mimmo Cortese 2013-07-06 06:55
:-)
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Informazioni aggiuntive